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Frane, alluvioni e terremoti in Italia

Alluvioni e disastri vari in Italia
Alluvioni e disastri vari in Italia

linedividerL’ira di Dio su te mormnora e rugge, o Italia, o donna sonnolenta ed orba.
Vincenzo Monti

L’italiano grida molto, ma non si muove. Se ne ha la prova dalla storia degli ultimi trent’anni, durante i quali malgrado ogni sorta di intrighi, non c’è mai stato in Italia un movimento rivoluzionario nel vero senso del termine. (…) In Italia ci si detesta da provincia a provincia, da città a città, da famiglia a famiglia, da individuo a individuo. Klemens Wenzel Lothar von Metternich-Winneburg citato da Giordano Bruno Guerri

Non si può sperare nulla di bene nelle province che in questi tempi si veggono corrotte, com’è l’Italia sopra tutte le altre; e ancora la Francia e la Spagna di tale corruzione ritengono parte.
Nicolò Macchiavelli

L’Italia è un paese con un elevatissimo numero di geologi, 15mila, la metà di quelli europei, e da quest’anno il Consiglio nazionale dei geologi italiani potrà rilasciare il titolo di euro-geologo che permette di lavorare in tutta Europa.
Carl William Brown

Alluvione di Messina Sicilia Italia
Alluvione di Messina Sicilia Italia

Il problema della fragilità del nostro territorio e dell’esposizione al rischio di frane e alluvioni riguarda molte aree della Penisola. Domenico Calcaterra, Segretario Generale della FEG (Federazione Europea dei Geologi) ed esponente del CNG (Consiglio Nazionale dei Geologi) ha ricordato che delle 700mila frane presenti sul territorio europeo, ben 500mila sono in Italia. In ben 6.633comuni italiani sono presenti aree a rischio idrogeologico che comportano ogni anno un bilancio economico ed umano pesantissimo; non dobbiamo poi dimenticare che l’Italia è anche un paese ad alto rischio sismico e vulcanico. Sono 70 anni oggi dall’ultima eruzione del Vesuvio, che con l’Etna e i Campi Flegrei rimane tra i vulcani meglio monitorati del mondo.

Nel nostro Paese tuttavia la prevenzione è quasi inesistente: 5 milioni e seicentomila italiani vivono in una zona a rischio idrogeologico e le aree più in pericolo sono quelle del nel nord est (1.629.473 cittadini), seguito dal sud (1.623.947), dal nord ovest (1.276.961), dal centro (1.081.596) e dalle isole (90.794). Il rischio sembra aumentare perché gli eventi che si verificano ogni anno sono cresciuti nell’ultimo decennio passando da circa un centinaio ai 351 del 2013 e nei primi 20 giorni di quest’anno sono già stati 110. Grave anche il numero delle vittime, 328 negli ultimi dodici anni.

Ma l’Italia non è soggetta solo al rischio sismisco. Le colate di cemento incrementano infatti anche le conseguenze di frane e alluvioni, amplificando il rischio idrogeologico che coinvolge circa 29.500 chilometri quadrati del nostro Paese, pari al 10% della superficie, con l’89% dei comuni e 5,8 milioni di persone coinvolti. Dagli anni ’70 ad oggi, in Italia, è stata coperta da cemento una superficie equivalente a Liguria, Lombardia ed Emilia Romagna messe insieme. Eppure, nel nostro Paese, il 44% del territorio è a rischio sismico potenzialmente elevato, pari al 36% dei Comuni, con 21,8 milioni di persone coinvolte e 5,5 milioni di edifici a rischio.

Silvio Seno, ordinario di Geologia presso l’Università di Pavia e Responsabile della “Settimana del Pianeta Terra” denuncia che il conto complessivo dei danni provocati in Italia da terremoti frane e alluvioni, dal 1944 al 2011 è pari a 242,5 miliardi di euro, circa 3,5 miliardi di euro l’anno, di cui il 73% riguarda i terremoti, il 25% il dissesto idrogeologico. “Dal 2010 ad oggi si stimano costi per 20,5 miliardi di euro di cui 13,3 solo per il terremoto in Emilia Romagna” ha rimarcato ancora il geologo. Seno ha quindi sottolineato che le grandi ricchezze dell’Italia sono un vero museo naturale di straordinaria bellezza e ricchezza geologica, ed è proprio questa grande realtà che si cercherà di porre in risalto e di sottoporre all’attenzione dei media, dei vari amministratori e dell’opinione pubblica con la manifestazione la “Settimana del Pianeta Terra” (www.settimanaterra.org).

Frane, disastri, alluvioni e terremoti in Italia
Frane, disastri, alluvioni e terremoti in Italia

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Cultura e semiologia

Per una definizione semiologica della cultura tra Lotman e Marchese
Per una definizione semiologica della cultura tra Lotman e Marchese

Studiare i fenomeni della storia della cultura dal punto di vista semiotico è tra i compiti più attuali e, insieme, piu complessi che si pongono nel quadro della moderna problematica delle scienze umane.
Ju. M. Lotman

Gli intellettuali non risolvono le crisi, ma le creano.
Norberto Bobbio

La critica deve cercare di escludere tutti gli autori e le azioni che possono minare e danneggiare la solida autorità del potere e della stupidità.
Carl William Brown

La  filosofia è sempre una forma di alto dilettantismo, in cui qualcuno, per tanto che abbia letto, parla sempre di cose su cui non si è preparato abbastanza.
Umberto Eco

La critica in genere cerca di avere un occhio di riguardo per quegli autori falsamente rivoluzionari che sono già a libro paga degli stupidi editori.
Carl William Brown

Gente che scrive, insegna, ricerca, critica, offre consigli e consulenze, cura, governa, predica, prega, fa informazione e televisione, ammonisce, giudica, sentenzia e condanna, ma che soprattutto cerca sempre e comunque di fottere il prossimo che lavora.
Carl William Brown

La cultura: una definizione semiologica

“Studiare i fenomeni della scoria della cultura dal punto di vista semiotico – scrive Ju. M. Lotman – è tra i compiti più attuali e, insieme, piu complessi che si pongono nel quadro della moderna problematica delle scienze umane. Dal momento che non ci proponiamo una descrizione esaustiva del concetto “cultura”, può bastare la seguente definizione: “L’insieme dell’informazione non ereditaria accumulata, conservata e trasmessa dalle varie collettività della società umana”. E’ dunque essenziale, ai fini della nostra ricerca, sottolineare il principio secondo il quale cultura è informazione”.
Tutta la realtà storica dell’uomo può dunque essere studiata in una ottica semiologica come un grandioso processo di comunicazione e di informazione oggettivato in testi, documenti, manufatti, oggetti della cultura materiale che possono assolvere a varie funzioni e in primo luogo servire per scopi pratici (come gli strumenti di produzione). Ma la cultura, osserva ancora Lotman, non è un semplice deposito di informazioni: “E’ un meccanismo organizzato in modo estremamente complesso, che conserva l’informazione, elaborando continuamente a tale scopo i procedimenti più vantaggiosi e compatti, ne riceve di nuovi, codifica e decodifica i messaggi, li traduce da un sistema segnico ad un altro. La cultura è il meccanismo duttile e complesso della conoscenza”. Campo di contrasto fra gruppi storici che si contendono, il monopolio dell’informazione, la cultura non può non fare riferimento ai concetti-base della semiotica: i sistemi di segni, i codici e le lingue, i procedimenti di codificazione e decodificazione, i testi ecc.
Prima di entrare nel merito di questo aspetto assiale della cultura, osserviamo che uno dei suoi compiti fondamentali a quello di organizzare strutturalmente il mondo che circonda l’uomo, di porre un ordine (soprattutto attraverso i linguaggi) alla multiforme e spesso caotica realtà dei fenomeni. Ma l’ordine della cultura è anche di altra specie: attraverso le norme di vario tipo (etiche, religiose, giuridiche ecc.) Is cultura come memoria della collectività trasmette obblighi e divieti che regolano il comportamento pratico della società. Osserva Benveniste: “La cultura consiste in una masse di nozioni e prescrizioni, e anche in certi divieti specifici: una cultura è caratterizzata da ciò che vieta almeno nella misura in cui lo è da ciò che prescrive…. La cultura si definisce come un insieme molto complesso di rappresentazioni, organizzate da un codice di relazioni e di valori: tradizioni, religione, leggi, politica, etica, arti, tutto ciò di cui l’uomo, dovunque nasca, sarà impregnato nella sua coscienza piu profonda e che dirigerà il suo comportamento in tutte le forme della sua attività, che cosè dunque se non un universo di simboli integrati in una struttura specifica e che il linguaggio manifesta e trasmette? Per mezzo della lingua l’uomo assimila la cultura, la perpetua o la trasforma. Come ogni lingua, ogni cultura appronta uno specifico apparato di simboli nel quale ciascuna società si identifica”….
Come meccanismo modellizzante che presiede alla produzione, alla conservazione e allo scambio di informazioni, la cultura è un sistemna di significazioni, è una “gerarchia di sistemi semiotici particolari”, un “sistema di sistemi”, un “congegno collettivo che genera testi” conservati nella/dalla “memoria collettiva”: tutti questi aspetti, come si vede, sono “modellizzanti” sull’attività del codice linguistico, almeno sino a un certo punto.
Non ogni messaggio, tuttavia, è un testo della cultura: perch>é diventi tale è necessario che svolga una data funzione sociocomunicativa entro quella data cultura. La cultura come memoria della collettività opera una selezione fra i fenomeni e gli eventi, traducendone alcuni in testi e decretando per altri l’oblio. Ovviamente, questa dimenticanza (che, dal punto di vista “interno” di una cultura, sarà il risultato di un’azione rimotiva, di censura o di repressione vera e propria) può diventare sintomatica dal punto di vista “esterno” (metalinguistico) dello studioso, il cui lavoro di “disvelamento” farà sì che certi “non fatti” insignificanti per la cultura siano invece considerati pertinenti nel codice interpretativo del ricercatore. In questo modo, portando avanti la dialettica fra “memoria” e “dimenticanza”, la cultura assolve al suo lavoro fondamentale che consiste “nell’organizzare strutturalmente il mondo che circonda l’uomo”; e naturalmente, per fare ciò occorre la lingua, che converte i realia in nomi, in simboli, in paroles memorizzabili….
Non tutto, comunque, in una cultura è rigidamente strutturato; molti fenomeni marginali sfuggono all’azione organizzatrice e selettiva del sistema, altri sono orgasnizzati diversamente rispetto alla cultura dominante e magari si pongono come “isole” nel contesto omogeneo, come sottoinsiemi o sistemi alternativi: si pensi, ad esempio, al mondo del carnevale nel costume del Medioevo. Autorappresentandosi e aujtomodellandosi come mondo dei significati in rapporto alla storia e ai fenomeni sociali, distinguendosi polemicamente dalla non cultura o dall’anticultura degli “altri”, un sistema egemone conserva i fatti “significati” trasformandoli in testi degni di memoria, testi che adempiono ad una funzione sociale e comuinicativa nella collettività, rispondendo a particolari esigenze di gruppi o di classi. In conclusione: “Da un punto di vista semiotico, la cultura può essere considerata come una gerarchia di sistemi semiotici particolari, come una somma di testi cui è collegato un insieme di funzioni, ovvero come un congegno che genera questi testi… Questa tesi non è in contrasddizione con il dinamismo della cultura: dato che essa rappresenta in linea di principio una fissazione di esperienza passata, essa può svolgere anche la funzione di programma e di istruzione per costruire nuovi testi”….Le codificazioni di cui si è parlato (che vietano l’approccio ad una realtà bassa, aperta, dinamica, esterna, ecc) alludono alla presenza di un antimodello “contestatario”, che fa capo ai clerici vagantes, agli histriones, ai goliardi, ecc. cioè a un mondo rimosso e condannato dalla cultura ufficiale. L’opera di dimenticanza (di cui parla Lotman), tipica del meccanismo della cultura, spiega la scarsezza di testimonianze per la maggior parte affidate alla tradizione orale. inevitabile a questo proposito è il riferimento agli studi di bachtin, il quale ha messo in luce l’impoirtanza del carnevale come espressione protestataria del popolo, portatore dei valori materiali, corporali, ludici repressi dalla cultura egemone. Entrano in gioco gli spazi aperti della piazza, dell’arena, della fiera, del mercato, dove agiscono gli histriones, che non a caso la chiesa definisce ministri Satanae. La festa popolare esalta la “corporeità”, la desublimazione materiale, la parodia del sacro, il “mondo alla rovescia” (si ricordi la festa stultorum, dove il buffone viene consacrato re e le alte gerarchie ecclesiastiche sono messe alla berlina.

Angelo Marchese Officina della Poesia Arnoldo Mondadori Editore Milano 1985

Educazione e denaro

Educazione, denaro, impresa e praticità.
Educazione, denaro, impresa e praticità.

linedividerMoney management is the only strategy to survive in this crazy, stupid and doped financial world market.
Carl William Brown

To earn money trading you don’t necessarily have to know technical analysis perfectly well or be completely informed about all the news, but the most important thing is to have a long experience and an extraordinary developed sixth sense.
Carl William Brown

To improve your life you must necessarily know something (a lot) about finance and trading.
Carl William Brown

To make money you must know a lot about money and its religion!
Carl William Brown

The more you find out about the world economy, the less you may truly know.
Carl William Brown

Education is the most powerful weapon which you can use to change the world.
Nelson Mandela

The only thing that interferes with my learning is my education.
Albert Einstein

Education is an admirable thing, but it is well to remember from time to time that nothing that is worth knowing can be taught.
Oscar Wilde

Education is not the learning of facts, but the training of the mind to think.
Albert Einstein

No matter how hard the past, you can always begin again.
Buddha

Education must not only be the stupid learning of facts through rote methods, but also the training of mind to think starting from every kind of event. So take your opportunities to improve your knowledge of the world practising some good eclectic strategies.
Carl William Brown

Ottimo è colui che da sé stesso vede ciò di cui ha bisogno; buono chi segue ciò che gli viene mostrato da altri; ma chi non è capace né dell’una né dell’altra cosa, è del tutto inetto.
Esiodo

Chi vuole far soldi millantando grandi capacità di trader mi ricorda molto da vicino quelli che pretendono di dare i numeri vincenti del lotto. Il trading, come tutte le cose in cui si può avere una certa passione, non si può insegnare, ma si deve solo imparare.
Carl William Brown

Educazione, Formazione e Denaro

Più  progredisci nella formazione, poi, più questa diventa specializzata e tecnica. Mi sono laureato in Scienze bancarie, finanziarie e assicurative all’Università Cattolica di Milano e tutto quello che ho imparato mi sarebbe servito per un impiego in banca. A cos’altro può servire conoscere la formula del calcolo del mutuo con ammortamento alla francese, all’italiana, alla tedesca o all’americana? La formazione tradizionale comporta la conseguenza involontaria di limitare di fatto le tue opzioni per il futuro, restringendole a specifiche discipline. Può un medico trovare impiego facilmente in un altro settore? E un architetto? Seguendo la classica legge di mercato, meno opzioni hai, meno vali.
MBA. E’ l’acronimo di Master in Business Administration. Si tratta di corsi riservati a laureati. Attivi negli USA dalla fine del XIX secolo, in Italia sono proposti, a partire dalla fine del secolo scorso, da università quali, fra le altre, la Cattolica, l’Università di Bologna, la Luiss, la Bocconi.
E qui arriviamo al punto centrale: la formazione convenzionale serve a creare dipendenti migliori. A fronte di una formazione tecnica estremamente specifica, la scuola nulla dice in merito al denaro, alla creazione di ricchezza e alla libertà dell’individuo nel mondo attuale. I programmi scolastici sono costruiti in modo da percorrere la storia dell’uomo, delle arti e delle scienze, ma non forniscono strumenti per avere successo net contesto attuale. Per esempio, nulla dicono sulla leadership, sulla capacità di negoziare, sulla finanza personale, su come creare un business, sulla capacità di comunicare. Tutte abilità che devi sviluppare da solo, quando ormai sei adulto e hai dovuto imparare a tue spese che quelle sono le cose che contano. Perché, se è vero che alla fine del tuo corso di studi sei in grado di disegnare un grattacielo su carta millimetrata, non ti hanno insegnato tutte quelle abilità  che ti renderebbero credibile, affidabile e che ti darebbero valore agli occhi del mondo.

La verità è che il costo della formazione è alle stelle, ma i benefici della formazione tradizionale sono ai minimi storici. Un numero su tutti: nel 2012, il 33% circa dei giovani italiani era disoccupato, e molti altri sono impiegati in stage (remunerati o pochissimo o addirittura per nulla). Qualunque sia il tuo status, qualunque sia la tua condizione, il mio consiglio è di considerare la formazione come parte essenziale del tuo percorso attuale e futuro. Proprio perché  il percorso formativo tradizionale, la scuola e l’università, non sono in grado di fornirti gli strumenti utili per renderti libero anche dal punto di vista finanziario, devi dedicare del tempo a individuare e costruire una formazione/cultura alternativa, per te e per i tuoi figli.
II sistema scolastico attuale è strutturato ancora sulla base delle necessità della società di inizio ‘900, quando la scuola serviva essenzialmente per creare due classi sociali: la classe dirigente (scuole tecniche, licei e università) e la classe operaia (scuole professionali). L’educazione basata sul rispetto dei tempi imposti, sul suono della campanella, sull’appello all’inizio di ogni giornata, sulla giustificazione per le assenze, risponde ai criteri che verranno poi applicati ogni giorno, in ufficio o in fabbrica, sia dal dipendente che timbra il cartellino sia dal dirigente o direttore che coordina e controlla, ma che deve comunque rispondere a qualcuno che sta sopra di lui.
La scuola ha aggiornato i vecchi programmi, aggiungendo la storia del Novecento e gli autori moderni, ha introdotto l’informatica come materia di studio e i registri elettronici, ha aumentato la quantità delle nozioni, ma non è cambiata per quanto riguarda una preparazione di qualità da proporre nel mondo lavorativo attuale e futuro. Nel futuro avremo sempre più bisogno di essere flessibili, cambieremo lavoro almeno 7 volte nella nostra vita lavorativa, e molto probabilmente non avremo un “capo” fisso. La scuola non ti insegnerà mai come gestire il denaro e come farlo lavorare al posto tuo: la scuola è stata pensata per farti lavorare per gli altri.
Pertanto, se vuoi essere preparato ad affrontare il futuro che si prospetta, non puoi basare la tua formazione esclusivamente sul sistema scolastico tradizionale della scuola primaria, secondaria o universitaria che sia. “Vai all’università” è ormai un cattivo consiglio, perché la formazione fornita è incompleta. Se decidi di andare all’università o di mandarci i tuoi figli, devi essere pronto a integrare la tua formazione, utilizzando il tuo tempo libero, con la cultura finanziaria e la conoscenza dei comportamenti che attuano le persone di successo in quel campo.

Alfio Bardolla  Tratto dal libro – Quello che devi sapere sul denaro – I 6 Cattivi Consigli che ti hanno dato –